Il ruolo dell’X a doppio cromosoma nell’aumento del rischio di malattie autoimmuni nelle donne

Un team di ricercatori dell’Università di Stanford potrebbe aver finalmente fatto un passo avanti nella comprensione del motivo per cui le donne sono a maggior rischio di malattie autoimmuni come la sclerosi multipla, il lupus e l’artrite reumatoide.

Uno studio recente suggerisce che il modo in cui il corpo femminile gestisce il suo cromosoma X extra potrebbe essere un fattore che aiuta a spiegare perché le donne sono più suscettibili a queste tipologie di disturbi. Queste malattie croniche coinvolgono un sistema immunitario fuori controllo che attacca le proprie cellule e tessuti.

Sebbene le ricerche sperimentali svolte su topi siano ancora preliminari, questa osservazione potrebbe contribuire a sviluppare nuovi trattamenti e nuovi metodi di diagnosi per queste malattie, afferma il dottor Howard Chang, autore senior del paper pubblicato sulla rivista “Cell” il 1° febbraio.

Chang, professore di dermatologia e genetica presso la Scuola di Medicina di Stanford, ha sviluppato questo interesse perché i sintomi di alcune malattie autoimmuni, come il lupus e lo scleroderma, si manifestano sulla pelle sotto forma di eruzioni cutanee.

“Alcune di queste malattie che vediamo nella nostra clinica, soprattutto quelle correlate al sistema immunitario, mostrano questa sorprendente prevalenza femminile. Ho sempre avuto curiosità a riguardo, basata anche sulla mia esperienza clinica”, ha affermato Chang.

Negli Stati Uniti, ci sono più di 80 malattie autoimmuni che colpiscono circa 24 milioni di persone. Questi disturbi si verificano quando il sistema immunitario di una persona si confonde e inizia a rispondere come se fosse sotto attacco di un’infezione inesistente, spiega Montserrat Anguera, docente associato presso il Dipartimento di Scienze Biomediche della Scuola di Medicina Veterinaria dell’Università della Pennsylvania.

Alcuni ricercatori si erano già concentrati sul “prevalente fattore femminile” delle malattie autoimmuni analizzando gli ormoni sessuali o il conteggio dei cromosomi. Chang, invece, ha puntato il suo interesse sul ruolo svolto da una molecola chiamata Xist (pronunciata exist), che non è presente nelle cellule maschili.

L’obiettivo principale della molecola Xist è disattivare il secondo cromosoma X femminile negli embrioni, garantendo che le cellule del corpo non ricevano una doppia carica potenzialmente tossica dei geni codificanti proteine di quel cromosoma.

Chang ha notato, qualche anno fa, durante il suo studio per rinnovare la licenza medica, una connessione tra le proteine con cui Xist interagisce per legarsi e silenziare il cromosoma X e le malattie autoimmuni della pelle: i pazienti con queste condizioni avevano autoanticorpi che attaccavano erroneamente queste normali proteine.

Chang si è quindi chiesto se gli ammassi di molecole proteiche che si formano quando Xist si lega al cromosoma X potessero essere un fattore scatenante delle malattie autoimmuni.

Per approfondire questa ipotesi, Chang ha deciso di studiare come Xist, prodotta naturalmente solo dalle cellule femminili, funzionasse se fosse presente nei topi maschi – una sfida resa possibile dall’ingegneria genetica. Questo sarebbe stato un primo passo per eliminare possibili spiegazioni alternative alla maggiore suscettibilità femminile alle malattie autoimmuni, come gli ormoni sessuali o le proteine ​​anomale prodotte da un secondo cromosoma X parzialmente acceso.

Quando i topi maschi modificati geneticamente per produrre Xist sono stati iniettati con una sostanza chimica irritante che simulava il lupus, il team ha scoperto che i topi maschi sviluppavano gli indicatori dell’autoimmunità – gli autoanticorpi – ad una velocità simile a quella dei topi femmina. Questo dimostra che le proteine che si legano a Xist possono scatenare una risposta immunitaria. Gli esperimenti non sono stati progettati per dimostrare se Xist o le proteine correlate causano malattie autoimmuni negli animali.

FAQ:

1. Quali tipologie di malattie autoimmuni sono state studiate da un team di ricercatori dell’Università di Stanford?
Il team di ricercatori ha studiato malattie autoimmuni come la sclerosi multipla, il lupus e l’artrite reumatoide.

2. Qual è l’osservazione principale emersa dallo studio?
Lo studio suggerisce che il modo in cui il corpo femminile gestisce il suo cromosoma X extra potrebbe contribuire a spiegare perché le donne sono più suscettibili a queste malattie autoimmuni.

3. Qual è il ruolo della molecola chiamata Xist nel corpo femminile?
La molecola Xist ha il compito di disattivare il secondo cromosoma X femminile negli embrioni, evitando che le cellule del corpo ricevano una doppia carica dei geni codificanti proteine di quel cromosoma.

4. Qual è stato l’obiettivo dello studio condotto dal dottor Howard Chang?
Lo studio si è concentrato sul ruolo svolto dalla molecola Xist e sulla possibile connessione tra le proteine con cui Xist interagisce e le malattie autoimmuni della pelle.

5. Quali sono le implicazioni future di questa ricerca?
L’osservazione di come le proteine che si legano a Xist possano scatenare una risposta immunitaria potrebbe portare allo sviluppo di nuovi trattamenti e nuovi metodi di diagnosi per le malattie autoimmuni.

Key terms:

– Malattie autoimmuni: Malattie in cui il sistema immunitario attacca erroneamente le cellule e i tessuti del proprio corpo.
– Sclerosi multipla: Una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca la mielina, la sostanza che avvolge le fibre nervose nel cervello e nel midollo spinale.
– Lupus: Una malattia autoimmune cronica in cui il sistema immunitario attacca vari organi e tessuti del corpo.
– Artrite reumatoide: Una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca principalmente le articolazioni, causando infiammazione e danni articolari.

Suggested related links:
Università di Stanford
Rivista Cell
Università della Pennsylvania