Man Dies from Rare Alaskapox Virus: What You Need to Know

A recent tragedy has put the spotlight on a newly identified viral disease known as Alaskapox. State officials have confirmed the first fatal case of this rare disease in a man who lived in a remote area of southcentral Alaska. The elderly man, who lived in the Kenai Peninsula, passed away last month after developing a burning rash and being hospitalized for Alaskapox.

Alaskapox, closely related to monkeypox, is primarily carried by small mammals such as red-backed voles. Since its discovery in 2015, there have been at least seven confirmed cases of this virus reported in Alaska. What’s concerning is that none of the patients who contracted the virus had recently traveled outside of the United States. As of now, no cases have been identified outside of Alaska.

Experts believe that the rise in arctic temperatures, which are increasing more than twice as rapidly as the rest of the world, is playing a role in the spread of Alaskapox. Warming temperatures have led to an increase in the vole population, thus increasing the likelihood of transmission of the virus to humans.

The deceased patient had a compromised immune system due to cancer treatment. Living alone in a forested area, he often hunted small mammals and cared for a stray cat at his home. It is believed that the virus was spread through scratches from these animals. The man first reported signs of the infection in September, and after being hospitalized and transferred to an Anchorage hospital, doctors were able to identify the virus. Unfortunately, despite treatment, the man experienced multiple organ failure and malnutrition before succumbing to the disease.

To avoid contracting Alaskapox, health experts recommend avoiding contact with wild animals, washing hands thoroughly after contacting them or their feces, and wearing gloves when handling dead animals.

This tragic case serves as a reminder of the importance of monitoring and taking preventive measures against emerging infectious diseases. It also highlights the potential risks associated with environmental changes and the impact they can have on public health. As further research is conducted on Alaskapox, it is crucial to remain vigilant and informed about this rare virus and its potential spread beyond Alaska’s wildlife populations.

Una recente tragedia ha messo in evidenza una malattia virale di recente identificazione nota come Alaskapox. Le autorità statali hanno confermato il primo caso mortale di questa rara malattia in un uomo che viveva in una zona remota del centro-sud dell’Alaska. L’uomo anziano, residente nella penisola di Kenai, è deceduto il mese scorso dopo aver sviluppato una eruzione cutanea bruciante ed essere stato ricoverato per Alaskapox.

L’Alaskapox, strettamente correlato alla monkeypox, è portato principalmente da piccoli mammiferi come i topi ardenti. Dalla sua scoperta nel 2015, sono stati segnalati almeno sette casi confermati di questo virus in Alaska. Ciò che preoccupa è che nessuno dei pazienti che hanno contratto il virus ha recentemente viaggiato al di fuori degli Stati Uniti. Fino ad ora, non sono stati identificati casi al di fuori dell’Alaska.

Gli esperti ritengono che l’aumento delle temperature artiche, che stanno aumentando più del doppio rispetto al resto del mondo, stia contribuendo alla diffusione dell’Alaskapox. Le temperature più calde hanno portato a un aumento della popolazione di topi ardenti, aumentando così la probabilità di trasmissione del virus agli esseri umani.

Il paziente deceduto aveva un sistema immunitario compromesso a causa della terapia contro il cancro. Vivendo da solo in una zona boscosa, spesso cacciava piccoli mammiferi e si prendeva cura di un gatto randagio a casa sua. Si ritiene che il virus si sia diffuso attraverso graffi da parte di questi animali. L’uomo ha segnalato i primi segni dell’infezione a settembre e, dopo essere stato ricoverato e trasferito in un ospedale di Anchorage, i medici sono stati in grado di identificare il virus. Purtroppo, nonostante il trattamento, l’uomo ha subito un fallimento di più organi e malnutrizione prima di soccombere alla malattia.

Per evitare di contrarre l’Alaskapox, gli esperti sanitari raccomandano di evitare il contatto con animali selvatici, lavarsi accuratamente le mani dopo averli toccati o aver a che fare con le loro feci e indossare guanti quando si manipolano animali morti.

Questo tragico caso ci ricorda l’importanza del monitoraggio e dell’adozione di misure preventive contro le malattie infettive emergenti. Evidenzia anche i potenziali rischi associati ai cambiamenti ambientali e all’impatto che possono avere sulla salute pubblica. Con ulteriori ricerche condotte sull’Alaskapox, è fondamentale rimanere vigili e informati su questo raro virus e sulla sua possibile diffusione al di là delle popolazioni di animali selvatici dell’Alaska.

FAQ (Frequently Asked Questions):

1. Cos’è l’Alaskapox?
L’Alaskapox è una malattia virale di recente scoperta, strettamente correlata alla monkeypox, che è principalmente portata da piccoli mammiferi come i topi ardenti.

2. Quanti casi confermati di Alaskapox sono stati segnalati in Alaska?
Fino ad ora, sono stati segnalati almeno sette casi confermati di Alaskapox in Alaska.

3. Quali sono le raccomandazioni degli esperti per evitare la contrazione dell’Alaskapox?
Gli esperti sanitari raccomandano di evitare il contatto con animali selvatici, lavarsi accuratamente le mani dopo averli toccati o aver a che fare con le loro feci e indossare guanti quando si manipolano animali morti.

4. Qual è il possibile legame tra l’aumento delle temperature artiche e la diffusione dell’Alaskapox?
Gli esperti ritengono che l’aumento delle temperature artiche stia contribuendo all’aumento della popolazione di topi ardenti, aumentando così la probabilità di trasmissione del virus agli esseri umani.

5. Qual è stata la causa della morte del paziente affetto da Alaskapox?
Il paziente affetto da Alaskapox è deceduto a causa di un fallimento di più organi e malnutrizione.

Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie
Organizzazione Mondiale della Sanità